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DZ01_N01

Diario aggiornato del progetto DZ01_N01 di DVDV.ZZ e NUM3RO: parco sul lungofiume sud Milano.
Updated diary for riverside park in south Milan
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08/01/10

 


In città, sotto la pioggia, le piante prendono indietro il loro diritto di essere giungla.
Il nostro parco urbano aspetta rigoglioso, sull'acqua maleodorante del Lambro, di essere ripulito. Nel retrobottega di Milano non c'è fretta.

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16/07/09

 

Reunion




Si prospetta una riunione. Meeting in the landscape.

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13/07/09

 

Estivi



Le cose rallentano; molto. Andiamo a passo di lumaca. Il caldo ci ferma i neuroni. Abbiamo però davanti l'obiettivo e sappiamo che lo raggiungeremo sicuro. Ora guardiamo intorno e in tondo. E qualcosa vedremo.

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19/06/09

 

Percentuale


foto Leo Reynolds

Un'idea su come procedere con il progetto è svincolarsi dalla geografia, dalla localizzazione, dalla geometria, e fare un progetto di percentuali. La pianta non sarà una planimetria con le coordinate degli oggetti progettati ma una matrice che descriva le quantità del nostro parco ideale. Quanta vista dell'acqua, quanto respirare acacia, quanto guardare fra le foglie, quanto camminare, quanto sedersi, quanto giocare, quanto essere vicini alla città, quanto essere lontani dal lavoro?

Mi riprometto di elaborare strategie più raffinate di quantificazione; al di là della percentuale. Come ponderare, pesare, valutare la densità degli elementi del progetto?
Forse si potrebbe arrivare a non concepire più il progetto come una sequela di oggetti, una check list di cose da mettere e insieme essere in grado di misurare e di enumerare.

Dovremmo prendere coscienza della "nuvola" che è il luogo, la nebbia percettiva che circonda chi passa e che si fa respirare al passaggio.

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18/06/09

 

Ancora città





Ancora città; Milano. Di mattina si aspetta il verde pedonale e il rosso automobilistico. Durante il verde automobilistico passano macchine e trucks in teoria, aprono e chiudono lo scenario. Buildings standing overthere keep watching the scene of the man on the bike looking at the scene. The scene is both static and dynamic: a static dynamism of a big city, or maybe that is true just for Milan. Dimamismo immobile, movimento che porta non troppo lontano, eppure chi vuole arrivare lontanissimo basta che lo voglia; e la strada è aperta.

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12/06/09

 

Passaggio a livello



C'è una via che si abbraccia dietro la chiesa di S. Cristoforo a Milano, lungo i binari l'aria è di campagna ed è lontana e immune ai fumi di traffici. Attraversando il passaggio a livello aperto si passa dentro un bel venticello fresco e profumato di erba che è un piccolo segreto di città. Questo luogo ha una caratteristica speciale perché il passaggio a livello ferma spesso il passaggio. E' una sosta silenziosa obbligatoria, non serve fretta, traffico, cliente, quando la sbarra si abbassa, si deve aspettare. Il traffico chiuso è subito dopo una svolta e non c'è modo di vederlo per cambiare via; chi arriva in fondo al cul de sac si ferma, spegne il motore e sta zitto; a volte si sente l'autoradio di qualcuno per anche 5, 10 minuti.
I blocchi obbligatori e senza speranza sono un retaggio di ricordi senza nomi, una botta dura che dà un sussulto al tempo sordo dell'andare e pedalare. Bum! e ti blocchi. Bum! e stai zitto a guardare che fra i binari abita un venticello senza poesia, lì da un secolo, perché da un secolo da lì può solo passare il treno, e la campagna gli fa spazio solo per lo spazio di dieci vagoni. E' un tesoro di città un blocco dietro la chiesa e nessuno si pena, perché quel vento è dissetante e profondo come le fotografie e i bambini piccoli. Via, S. Cristoforo 3.

09/06/09

 

Bici parcheggiata sul marciapiede



Bici parcheggiata sul marciapiede/gocce.

Nella foto si vedono: un brano di erba, un marciapiede catramato, una bicicletta blu, un triangolo di strada, rettangoli pedonali bianchi, ferri piegati, un frammento di sede arborea, uno che guarda dalla finestra, in attesa ritenendo di non doversi affannare, fuori dalla bagarre del tutti in arrampicata sulla duna. Per il momento, di riflessioni progettuali non se ne fanno ma non è forse che vogliamo poter essere capaci di permetterci il lusso di tirarci fuori dalle logiche del lavoro da professionisti? Come al solito scrivo in segreto comprensibile per chissachì.

parole/concetti chiave:
  1. manuali
  2. insegnare quello che si sa fare
  3. descrivere quello che si sta facendo
  4. aggiungere contenuti al sapere ciclico (enciclopedia, etim. libera)
  5. divertirsi a costruire mondi
  6. non essere avari
  7. provare a non essere avari

domande:
  1. resistere alla tentazione di scalare la ribalta?
  2. pur conoscendo i meccanismi degli inganni mediatici, resistere alla tentazione di usarli?
  3. amplificarsi?
  4. usare i meccanismi scoperti dell'egocentrismo mediatico insieme con i propri amici per raggiungere il successo?
  5. il fine giustifica i mezzi?
  6. è arrivato il momento di cancellare quel fine?
  7. si riuscirà a sottrarsi alla logica cattolica del bene assoluto contro il male assoluto?
  8. pure credendo razionalmente che non vi sia un dentro contrapposto col fuori, giusto contro sbagliato, perché le convinzioni profonde, quelle formate con il corpo che cresce affermano e credono indomabilmente esattamente il contrario?
  9. proprio ora che abbiamo capito come fare, ci mettiamo nella corrente che va dal mondo vissuto al mondo immaginato/condiviso dei media?
  10. assecondiamo il disprezzo segreto verso quel mondo?
  11. perché disprezzare segretamente quel mondo? è reazione? è addormentarsi nel passato?
  12. esiste un mondo immaginato contrapposto al mondo vissuto?
  13. il mondo immaginato dei media è mondo vissuto 3-4 ore al giorno da buona parte della popolazione della Terra. E' ovvio che per buona parte degli individui sulla Terra una legittima aspirazione sia accedere da attori allo spettacolo di massa.
  14. dobbiamo sottrarci?
  15. è giusto vivere tentando di ignorare un dato di fatto?

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